Via Mala di Scalve

Il nome “Via Mala” identifica un tratto della storica strada d’accesso alla valle di Scalve dalla direzione di Angolo Terme. Essa è letteralmente scolpita nelle pareti rocciose della profonda forra del fiume Dezzo e si affaccia sul corso d’acqua passando tra insenature e orridi, offrendo emozionanti e spettacolari scorci visuali e permettendo di apprezzare molto da vicino e con insolita chiarezza diverse forme geologiche. La percezione dell’ambiente naturale, delle dimensioni fisiche della terra e del tempo geologico, normalmente lontana dal sentire comune, è qui particolarmente accentuata, lungo un tragitto ben sviluppato in lunghezza e in uno scenario che offre spunti diversi a seconda delle stagioni. Negli ultimi decenni del secolo scoso la “Via Mala”, a causa delle sua tortuosità e della sua sezione modesta e, non ultimo, dei frequenti episodi di instabilità delle scarpate rocciose e delle conseguenti precarie condizioni di sicurezza e della difficoltosa manutenzione, è divenuta del tutto inadatta a sopportare il traffico veicolare, soprattutto quello commerciale, verso la valle di Scalve e da questa in uscita verso la Valcamonica e la Pianura.

Storia

La Via Mala è una tra le arterie montane più panoramiche e spettacolari d’Europa: suggestivo ingresso alla fortezza della Val di Scalve, scrigno ricco di risorse naturali incontaminate e custode di un particolare patrimonio storico ed architettonico di notevole valore. Si tratta della Strada Provinciale ex SS n. 294 che, a cavallo delle province di Brescia e Bergamo, attraversa i comuni di Angolo Terme, Azzone, Colere, Vilminore e Schilpario, un emozionante “portale” di ingresso alla vasta area del Parco delle Orobie.

La strada, di costruzione relativamente recente (il progetto risale infatti al 1861) è caratterizzata da due elementi d’eccezione: l’ubicazione e la modalità costruttiva: si snoda, infatti, a mezza costa lungo la forra della valle, una forra di origine glaciale molto profonda e stretta, incisa dallo scorrere costante delle acque del fiume Dezzo. Il tracciato stradale, portato a termine nel 1864 e in alcuni punti coraggiosamente scavato nella roccia, rappresentava la nuova e più moderna alternativa al precedente sentiero, largo appena 80 cm, utilizzato fino al 1860 con le slitte per il trasporto a valle dei minerali ferrosi cavati dalle miniere scalvine. La Valle di Scalve è una ricca zona mineraria, infatti, vi sono le tracce e istoriazioni ancora chiaramente visibili che ne dimostrano lo sfruttamento sin dall’epoca preistorica; l’importanza del luogo era nota anche ai romani, che qui si insediarono continuando l’attività estrattiva.
La realizzazione della Via Mala venne affidata nel 1857 all’ingegnere Fiorini di Darfo: i lavori iniziarono nel 1862 e dopo tre anni la strada era già transitabile. Suggestiva la descrizione che un cronista dell’epoca ne fece nel 1922, sul giornale locale “La Valle di Scalve”: “Alla strada sovrastano d’ambo i lati le muraglie ciclopiche delle due catene che la serrano e fra le cui due sommità splende, come nastro frastagliato, l’azzurro del cielo. Giù nel profondo, il fiume precipita a valle,con salti pazzi ed ampi vortici ed impeti forsennati, e muggia, e romba, e ribolle, poi sosta e riposa in specchi limpidi e tranquilli, per riprendere tosto la formidabile corsa all’abisso…”.
Uno spettacolo sicuramente incantevole per i viaggiatori del tempo che però portava con sé molte insidie, in particolare durante i periodi invernali.
Attualmente la Via Mala presenta ancora tre tratti stradali dismessi, infatti, la costruzione di vari tracciati in galleria ha notevolmente migliorato la viabilità e la sicurezza del transito veicolare, lasciando però in stato d’abbandono i tratti più suggestivi, che pian piano sono stati ricoperti di vegetazione e danneggiati dall’erosione dell’acqua. Il fascino dei suoi vertiginosi precipizi che lasciavano senza fiato i passanti, le sue rigogliose cascate perenni, le sue ricchezze storiche e naturalistiche vennero presto dimenticate.

Natura

In questo luogo la natura esprime la propria forza in armonia con le condizioni climatiche

Pagine di storia

Il calcare è una roccia sedimentaria: ce lo dicono gli strati che abbiamo davanti (Formazione di Breno); essi si sono formati sul fondo del mare per la sedimentazione lenta ma inesorabile di fanghi, di microscopici resti di animali planctonici e di conchiglie, che avveniva 210 milioni di anni fa, nel periodo Triassico. Ognuno di essi, ogni pagina di questo libro di pietra, racconta una storia di qualche migliaio di anni!

Per questi motivi i tratti più problematici della strada, sia in territorio di Colere sia in quello di Angolo, sono stati sostituiti con nuovi tronchi in galleria e sono stati completamente abbandonati, pur trattandosi dei tratti più suggestivi e pittoreschi, dove sono evidenti le attrattive del paesaggio, le peculiarità geologiche e sono caratteristiche le soluzioni costruttive della stessa vecchia strada.

Oggi, dopo oltre vent’anni di abbandono e di silenzio, interrotti sporadicamente da qualche pescatore e da qualche avventuroso escursionista sportivo appassionato di cañoning, la “Via Mala” torna ad essere guardata con interesse con la prospettiva di recupero e valorizzazione del suo singolare e prezioso patrimonio di Natura e di Storia. Questo infatti è l’obiettivo che si è posta la Comunità Montana di Scalve dando incarico ad una equipe di Tecnici per la stesura di uno studio di fattibilità per il ripristino ciclo-pedonale e la valorizzazione turistica e culturale dei tratti dimessi della “Via Mala”.
Al Gruppo di lavoro appositamente costituitosi, è stato affidato il compito di caratterizzare gli aspetti geologici, nella prospettiva di rendere fruibile in sicurezza la strada e mettere in luce le bellezze naturali presenti nello stesso contesto geologico

 

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Pinte panoramico e sactti notturni

Il calcare è una roccia sedimentaria: ce lo dicono gli strati che abbiamo davanti (Formazione di Breno); essi si sono formati sul fondo del mare per la sedimentazione lenta ma inesorabile di fanghi, di microscopici resti di animali planctonici e di conchiglie, che avveniva 210 milioni di anni fa, nel periodo Triassico. Ognuno di essi, ogni pagina di questo libro di pietra, racconta una storia di qualche migliaio di anni!

Facce di Pietra

Sculture naturali lungo la Via Mala

Artistiche forme rocciose realizzano volti di pietra perfettamente plasmati nell’ambiente.
Chissà quante volte, anche a voi, nelle vostre escursioni in montagna, al mare o chissà dove, siete passati vicino a delle pareti rocciose…
La maggior parte delle volte ci si sofferma a godere del paesaggio, della natura nel suo contesto o magari delle architetture, ma difficilmente guardiamo in maniera più approfondita e con un pizzico di fantasia le rocce, che raccontano molte cose in base alle loro caratteristiche. Naturalmente l’interesse maggiore è quello geologico, ma oggi voglio mostrare un aspetto specifico che rievoca artisticamente delle figure antropomorfe, più nel dettaglio si tratta di volti, che, con un po’ di interpretazione, possono richiamare il profilo di un indiano d’America, di robot, gnomi, Dante Alighieri e molte altre.

Da escursionista ed appassionato di fotografia mi capita di andare a ricercare nei territori rocciosi questo tipo di sculture naturali che emergono dalla pietra, ma molte volte mi succede di vederle a posteriori, riguardando un’immagine mi accorgo che c’è lì dentro una faccina che mi sta guardando. Il manifestarsi di queste forme può dipendere da molti fattori, infatti, l’effetto luci/ombre e l’angolo con cui si guarda, sono generalmente determinanti per una facile individuazione.

La galleria fotografica mostra alcuni esempi di queste sculture naturali che si trovano lungo la Via Mala.